Protrusione ed ernia del disco
Nel soggetto sano, finché il disco intervertebrale è intatto, il nucleo discale, dopo essersi spostato all’indietro nel movimento di flessione, si riposiziona in avanti nel movimento di raddrizzamento del tronco.
Tuttavia, il costante mantenimento di posture in flessione per tempi prolungati, la ripetizione esasperata dei movimenti di flessione può provocare un’usura precoce dei dischi.
La figura riporta la riproduzione del disco intervertebrale; si nota quello che avviene quando esponiamo la nostra colonna ad un carico, ad esempio sollevando un peso, e la pressione sul disco aumenta:
Se il peso viene sollevato correttamente, piegando gli arti inferiori e mantenendo la lordosi lombare, la pressione si distribuisce in modo uniforme su tutta la sua superficie, grazie al liquido in esso contenuto e non ci sono conseguenze negative (fig. 16a – 16c).
Se invece il peso viene sollevato scorrettamente con una flessione del busto, la pressione è mal distribuita ed il nucleo polposo del disco viene spinto all’indietro (fig. 16b e 16d).
Quando le fibre dell’anello fibroso sono degenerate le continue o brusche sollecitazioni che spingono indietro il nucleo discale possono impedire il suo riposizionamento in avanti, determinando uno spostamento persistente che può essere solo una sporgenza (protrusione) o una vera e propria estrusione (ernia).
Il termine protrusione discale indica la sporgenza, prominenza del materiale discale che resta contenuto da un anello fibroso intatto (fig. 17a).
Si parla di ernia discale quando il materiale discale non è più contenuto dall’anello fibroso e si ha una vera e propria espulsione (fig 17b).
Conseguenze della protrusione e dell’enia del disco
In presenza di protrusione discale o di ernia contenuta il materiale discale si limita a raggiungere il legamento longitudinale posteriore e la messa in tensione delle fibre nervose di questo legamento determina un dolore lombare (lombalgia centrale).
Se invece l’ernia è più invasiva (fig. 17b) comprime un nervo rachideo e diventa causa di algia radicolare, cioè il dolore raggiunge l’arto inferiore irradiato dal nervo compresso (lombosciatalgia o lombocruralgia).
La protrusione l ‘ernia discale si veriicano più frequentemente a livello degli ultimi disci lombari, quelli situati tra la quarta e la quinta vertebra lombare e tra la quinta verbtra lombare ed il sacro.
L’ultimo disco è suggetto a maggiore usura sia perché sopporta il peso di tutta la parte superiore del corpo sia perché si trova a livello della cerniera lombosacrale, dove la parte mobile della colonna si unisce a quella rigida, l’osso sacro.
In questo caso la lesione discale può provocare una lombosciatalgia.
Quanto più grave è l’erniazione tanto maggiore è l’effetto comprevviso sul nervo rachideo e tanto più estese sono le zone inteeressate dal dolore radicolare.
come si vede dalla figura 18, in presenza di una piccola ernia l’effetto compressivo sul nervo sciatico è minimo e il dolore inizia ad allontanarsi dal centro: può irradiarsi lateralmente verso un fianco o estendersi ad un gluteo.
Aumentando l’entità dell’ernia, il dolore raggiunge anche la regione posteriore della coscia de il polpaccio.
Quando l’erniazione è più grave il dolore raggiunge anche il piede.
La presenza dell’ernia discale può provocare non solo lombosciatalgia ma anche segni di compressione della radice nervosa e, cioè, alterazione dei riflessi, della forza, della sensibilità a livello dell’arto inferiore, nell’aarea corrispondente all’emergenza del nervo irritato.
Quando l’ernia si verifica a livello del 3° disco lombare, tra la 3° e la 4° vertebra si ha una lombocruralgia, cioè il dolore si irradia sulla regione anteriore della coscia.
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